Carlo Fabrizio Baiardi
a.k.a. Mering
Urban art
Carlo
Fabrizio
Baiardi
a.ka. Mering
Urban art
(01)
Ciò che resta
Gran parte dei muri che ho dipinto, dalla metà degli anni Novanta a oggi, sono stati coperti. Fa parte del gioco: la strada non è una tela. È un tessuto vivo, un co-autore imprevedibile. Non conosce la regola “guardare e non toccare”, perché agisce, trasforma, innescando un’infinita metamorfosi. Basta un colpo di vernice, un manifesto, uno sticker o una tag e ciò che avevi affidato alla città scivola sotto un nuovo strato. In trent’anni ho visto la superficie urbana stratificarsi in un’infinita muta.
Ispirato da queste continue trasformazioni, ho scelto di trasporle sulla tela, guidandone io stesso la regia. Dipingo lettere e segni con l’urgenza e il ritmo della strada, li fotografo per congelare l’istante, e poi li copro, strato dopo strato. Dopo la cancellazione, ciò che resta continua a esistere anche sottopelle.
Il risultato finale è solo l’ultimo atto di un’opera che ha già attraversato molte vite. La memoria resiste negli strati sovrascritti. Ogni livello celato continua a vivere in un archivio fotografico riservato a chi custodisce l’opera; tutto il resto appartiene all’osservatore e a ciò che riesce a immaginare tra le pieghe di un muro, dove il segno ha scelto, ostinatamente, di rimanere.
(02)
Collezioni
Ciò che resta
La memoria come atto di resistenza
Urban Layer
L’arte di sparire
L’odore della strada
Se non puoi cancellarla,
allora innamoratene.
Understatement
Illusioni di fama




































